IL CORVO
Favola urbana in tragicommedia
Spettacolo di Commedia dell'Arte liberamente ispirato all'omonima fiaba di Carlo Gozzi
regia
Michele Modesto Casarin
con
Loretta Antonella
Massimo Barbini
Francesco Giarlo
Laura Graziosi
Stefano Tosoni
aiuto regia Manuela Massimi
costumi Caterina Volpato
disegno luci Massimiliano Romanelli
maschere e scene Compagnia Vicolo Corto
“Teatro per bambini deve intendersi quello creato per il divertimento e la felicità di una platea di piccoli spettatori, che innanzitutto colpisca piacevolmente la loro immaginazione; quindi la materia più preziosa da trattarsi a tale scopo è quella fantastica-fiabesca, ed il genere quello comico-umoristico” (Sergio Tofano)
E` mia opinione che questa citazione valga anche per un pubblico adulto. E` comunque qui che si racchiude il mio modo di fare, vivere e vedere teatro.
Michele Modesto Casarin
LA TRAMA
"IL CORVO", ispirato dal nono racconto della quarta giornata della raccolta "Cunto de li Cunti" di Giambattista Basile, narra la storia di Millo, malinconico Re di Frattombrosa a causa di un sortilegio (ha infatti ucciso un corvo e macchiato del suo sangue il sepolcro) e di Armilla la giovane figlia di un negromante, che sola è in grado di salvargli la vita. Ma in essa si racconta anche l'ira vera di un re contro il fratello creduto traditore, del ratto di Armilla, della fatalità tragica che agghiaccia il cuore di Jennaro, destinato a tramutarsi in pietra, ed infine di una vera e propria passione amorosa. A salvare la fiaba da un possibile "sconfinamento nel dramma" vero e proprio intervengono i personaggi della commedia dell'arte, perfetto contrappeso comico ad una supremazia di sentimenti e comportamenti "alti" e capaci di regalare momenti di grande comicità e divertimento.
PERCHÈ IL CORVO
Il teatro di Gozzi è per molti versi un "teatro di magia", che ha in sé una potenzialità drammaturgica che non intendiamo certamente sottovalutare.
Lo scrittore, infatti, scommette sull'effetto spettacolo e sulla rappresentabilità del meraviglioso/fiabesco, nonché sul fascino che esso può produrre su di un pubblico eterogeneo; il nostro intento è di poter eguagliare tale effetto, non certamente disponendo delle sontuose macchine teatrali settecentesche, ma utilizzando, con fantasia ed immaginazione, oggetti ed elementi "quotidiani/urbani", dotandoli sul palco di una connotazione epica. Ed è così che una cantina può diventare via via il mare in burrasca, l'assolata spiaggia, il regno di Frattombrosa, ecc…, mentre la bicicletta un cavallo e un vecchio abito da sposa una colomba.
FOTOGRAFIE
Torna agli Spettacoli
|
|
|