DRAMLOT
ipotesi tragica per maschera comica
regia
Michele Modesto Casarin
con
Loretta Antonella
Massimo Barbini
Francesco Giarlo
Laura Graziosi
Monia Papa
Stefano Tosoni
aiuto regia Manuela Massimi
ideazione costumi Licia Lucchese
realizzazione costumi Caterina Volpato
disegno luci Massimiliano Romanelli
maschere Compagnia Vicolo Corto
scenografie Niba & Mao
duello Lucia Luciani
PRESENTAZIONE
La tragedia evoca forze spaventose, devastanti. L'eroe tragico incarna la potenza delle passioni. Egli è dominato da furia cieca, furore fiammeggiante che lo ammanta di splendore mentre lo brucia nella carne e nell'anima. Eppure per imbrigliare queste forze implacabili basta un leggero movimento, tutto è soltanto una questione di prospettiva, un diverso angolo di osservazione. In questo modo si può anche ridere della tragedia come si rideva da bambini, al luna park di fronte allo specchio deformante e alle sue grottesche immagini riflesse.
IL PROGETTO
Con DRAMLOT la compagnia continua il suo viaggio alla ricerca di nuove forme nella Commedia dell'Arte. In specifico per questo spettacolo, si è scelto di usare una scenografia minimale, sfruttando quindi uno spazio "vuoto" come contenitore della messa in scena. Il lavoro si è spinto anche all'analisi di nuovi personaggi, partendo comunque dagli archetipi più classici (buono, cattivo, vecchio, giovane, servo, padrone).
Anche la ricerca del testo è stata condotta sulla medesima linea, infatti come Canovaccio si è scelto di lavorare su qualcosa di molto lontano dalle solite tematiche della maschera comico-farsesca, portando così ad elaborare una serie di testi "alti" e drammatici quali: "Elettra" di Euripide, "Il lutto si addice ad Elettra" di O'Neill, "Amleto" e "Macbeth" di Shakespeare e altri ancora.
Tutto ciò ha permesso di giocare o meglio di delirare su quelle che sono le meschinità dell'uomo: l'ambizione, il sopruso, il rancore, la vendetta e altre nefandezze che spingono spesso a sostituirsi a Dio persino sulle scelte di vita o di morte.
Ed è così che ancora una volta gli attori sul palcoscenico attraverso la maschera diventano una sorta di "parafulmini" atti ad esorcizzare paure e debolezze del pubblico tramite momenti di divertimento e di gioco.
Tale caleidoscopio di forme per questa "ipotesi tragica per maschera comica" è stato riassunto nel titolo DRAMLOT, ovvero dramma inventato, parafrasando così il termine Gramlot, messo in uso da Dario Fo, il quale significa letteralmente linguaggio inventato.
"Figlio, nella sventura non possiedi amici: è rara fortuna trovare chi divide con noi il bene e il male" da Elettra di Euripide
FOTOGRAFIE
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